Era il 1995 quando alcuni pastori, passeggiando per il Pian Perduto, un piano nei pressi di Castelluccio di Norcia (PG), si imbatterono in qualcosa di alquanto strano: uno stagno, formatosi su un avvallamento carsico (la zona ne è ricca), presentava le sue acque di un colore rosso scarlatto; un inquietante rosso sangue.

Il tutto è successo nel giro di circa un mese: il fenomeno infatti, è dapprima iniziato in una parte del settore dello stagno, per poi pian piano coinvolgere tutta la superficie dello specchio d’acqua. Da allora il fenomeno si ripete ogni anno nello stesso periodo, e cioè ad estate inoltrata. C’è da dire però che, quando la stagione estiva è particolarmente calda, il laghetto si prosciuga prima ancora che il fenomeno possa manifestarsi o comunque poco dopo il suo inizio.

Il Pian Perduto è formato da numerose depressioni e doline che, nel momento dello scioglimento delle nevi, si trasformano in piccoli laghetti che, in genere, con il procedere dell’estate, si prosciugano completamente. Tra questi, l’unico a perdurare dal prosciugarsi, è proprio quello che si tinge di rosso. Proprio per questo oramai viene chiamato Stagno Rosso.

Ma le sue acque non hanno sempre questo colore sanguigno durante tutto il periodo. Inizialmente hanno un colore compreso tra il grigio e il giallo, che non lascia intravedere il fondale, nonostante un’altezza massima di circa un metro, per poi colorarsi di rosso man mano che le temperature salgono.

E così, sempre nel 1995, due studiosi, Ettore Orsomando e Antonio dell’Uomo, hanno deciso di studiare a fondo il fenomeno, tenendo sotto osservazione lo specchio d’acqua dal giugno del 1995 all’autunno dell’anno dopo. I due hanno inoltre prelevato diversi campioni dello strato “rosso” con lo scopo di farli analizzare in laboratorio.

Questo strato si presentava con una consistenza gelatinosa e, se si toccava con mano, era di difficile eliminazione nonostante i molti lavaggi con acqua di fonte.

L’Università di Camerino, ha scoperto che il fenomeno è causato da un particolare tipo di alga microscopica unicellulare, della specie Euglena Sanguinea Ehrenberg (classe Euglenophyceae), che nel laghetto è presente in quantità massicce. Quest’alga ha una particolarità: in condizioni normali il suo colore è verde, ma in presenza di determinate condizioni come l’aumento dell’intensità della luce e della temperatura dell’acqua, i pigmenti liposolubili di colore rosso di cui è dotata, detti “ematocroma”, si diffondono in tutta la cellula facendola apparire completamente rossa.

Grazie poi ad altre condizioni favorevoli come altre sostanze organiche disciolte nell’acqua o le piogge abbondanti, l’alga rossa si diffonde in maniera veloce e copiosa, portandosi sulla superficie dell’acqua. da qui l’uniforme tinta rossa del laghetto.

Fin qui la spiegazione scientifica.

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Foto dello Stagno Rosso scattate da Rodolfo Bertoni per camosciosibillini.it

Ma si sa, il territorio di Norcia e di Castelluccio è ricco di leggende antiche ed affascinanti. E così i loro abitanti amano dare un’altra spiegazione al fenomeno.

Nel Medioevo, la zona del Pian Perduto era un terreno assai ambito tra due città confinanti, particolarmente agguerrite: Norcia e Visso. In oltre due secoli infatti (tra il 1300 e il 1500), si sono susseguite diverse battaglie per il controllo del territorio tra le due fazioni, seguite da altrettante brevissime tregue.

Le battaglie si fanno sempre più aspre fino alla fatidica data del 20 luglio 1522: la storia narra di una sanguinosissima battaglia combattuta proprio sul Pian Perduto, tra 6000 norcini e 600 vissani e di come questi ultimi, nonostante l’inferiorità numerica, riescono a portare a casa la vittoria. Ma i documenti ufficiali sono assai lacunosi e non permettono una ricostruzione fedele dei fatti accaduti.

E così un “pastore poeta” vissuto tra il ‘700 e l’800, giunge in nostro soccorso. No, non è un’accostamento stridente questo, dato che i pastori del luogo dell’epoca passavano molto tempo da soli e spesso lo impiegavano in letture di poemetti storici o di altri libri come la “Divina Commedia” o “La Gerusalemme Liberata”.

Questo poeta-pastore presumibilmente si chiama Berrettaccia di Valleinfante e narra proprio le vicende dell’aspra battaglia tra norcini e vissani del 1522: l’opera infatti inizia con la descrizione dei luoghi in cui avvengono i fatti, per poi fare dei brevi cenni sulle origini storiche delle città di Norcia e Castelluccio, rispettivamente l’una fondata dagli Ebrei e l’altra dagli zingari. Già da qui si può intuire che posizione avesse il narratore (pro Visso).

Accadeva così che i boschi della Val Canatra venissero sorvegliati dai norcini per evitare che i vissani ne rubassero gli alberi. Un giorno, un vissano di nome Giorro, a causa della rottura di una treggia, decide di inoltrarsi nel bosco per procurarsi un pezzo di legno e riparare il danno. Una guardia norcina però lo sorprende e, dapprima lo minaccia, poi gli chiede di pagare il legno. A questo punto Giorro si infuria e ne nasce una lite furibonda a colpi di pesanti pugni e schiaffi.

La guardia norcina ha la peggio ed è costretto a scappare e tornare a Norcia. Qui racconta l’accaduto ai sui concittadini prima di morire a causa dei traumi riportati.

Ne nasce una vera e propria sollevazione popolare contro i vissani che, per difendersi, sono costretti a chiedere l’aiuto di città vicine come Gualdo, Nocria, Nocelleto e Ussita.

Nonostante l’inferiorità numerica, la battagli si conclude con la vittoria di Visso che si è stretta attorno alla fede della sua Santa Protettrice, Santa Margherita, ed ha lasciato sul campo migliaia di morti nursini che invece non avevano altro Dio che Bacco.

In realtà, non si sa esattamente come andarono le cose e quali furono i motivi scatenanti della battaglia, fatto sta che, da quel giorno, quel luogo si chiama Pian Perduto poiché appunto, è stato perduto da Norcia. Attualmente quasi tutto il piano è territorio marchigiano ed il confine passa proprio nel punto in cui c’è lo Stagno Rosso.

 

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