Dopo aver parlato dell’antico gioco della sassaiola in auge nella Perugia del ‘400 (che puoi rileggere cliccando qui), oggi si continua sul filone degli arcaici passatempi umbri, parlando di un gioco con cui erano soliti divertirsi gli Etruschi: il Kottabos.

Decisamente meno cruento rispetto alla guerra a colpi di sassate, il Kottabos si praticava durante i Simposi, ossia durante quella parte di banchetto in cui si degustavano i vini e ci si divertiva secondo le usanze del tempo.

Per la verità, il gioco ha origini molto più antiche, essendo in auge tra i Siculi, per poi da qui approdare anche in Grecia.

Ma come si svolgeva questo gioco? Al termine del simposio, i partecipanti al banchetto si divertivano a testare la loro abilità, lanciando le ultime gocce di vino rimaste nelle proprie coppe, su un piattello in bilico collocato su un’asta di bronzo alta un metro e ottanta. Si giocava distesi sul fianco sinistro, e tra il giocatore e il piattello vi era anche un altro piattello più grande.

La coppa poi, andava tenuta in un modo molto preciso: veniva appoggiata al polso grazie a una presa incentrata sull’indice.

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Raffigurazione del gioco del Kottabos

Si trattava di un gioco che richiedeva una notevole destrezza, non a caso Sofocle riferiva che i Siculi andassero più fieri di una vittoria a Kottabos che di un riuscito lancio del giavellotto.

Chi riusciva a far cadere il piattello più piccolo, facendolo schiantare contro quello più grande, semplicemente lanciando ciò che rimaneva nelle proprie coppe, poteva festeggiare la vittoria e riscattare il suo premio: una mela, un dolce oppure il bacio della propria amata erano le ricompense per l’impresa riuscita.

Naturalmente, l’ultimo era il premio più ambito, anzi, spesso, prima del lancio, si usava dedicava alla propria amata il tiro che si stava per fare.

Il Kottabos aveva sia una valenza beneaugurale che un significato erotico: il gesto di versare a terra il vino infatti, veniva praticato durante gli antichi riti etruschi di buona sorte; in più invocare il nome della persona dalla quale si desideravano i favori durante il lancio, significava che in caso di vittoria si potesse baciare detta persona, uomo o donna che sia.

Gli Etruschi erano letteralmente pazzi per questo gioco e, naturalmente, si praticava anche nel territorio Perugino; ne è la prova il ritrovamento di un’asta da kottabos alta un metro e ottanta, in una delle tombe dell’Ipogeo dei Volumni di Ponte San Giovanni.

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Asta per il gioco del Kottabos rinvenuta in una delle tombe dell’Ipogeo dei Volumni di Ponte San Giovanni (PG)

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