Mai nessun vino (forse) è più antico e più radicato nel territorio, quanto è giovane e recente la sua riscoperta. Stiamo parlando del Sagrantino di Montefalco.

Si tratta di un vitigno autoctono (cioè nativo di questo territorio), la cui coltivazione è possibile solo nei comuni di Montefalco per intero, e parte di quelli vicini di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria. Talmente è radicata la cultura di questo vitigno, che all’interno del paese di Montefalco, non è rado imbattersi in viti ornamentali al posto delle più classiche piante decorative.

Veduta di un vicolo di Montefalco con vite di Sagrantino
Veduta di un vicolo di Montefalco con vite di Sagrantino

Le sue origini risalgono almeno al XVI secolo, momento in cui è datato il primo documento ufficiale che cita il nome del vitigno. Ma la vocazione viticola della zona risale alla notte dei tempi. Secondo gli studiosi l’uva era coltivata dai frati francescani che ne ricavavano un passito destinato ai riti religiosi (da qui il nome Sagrantino). Si narra addirittura che il cardinale Boncompagni, legato di Perugia, nel 1622 promosse un severo inasprimento delle sanzioni per chi fosse stato colto nell’atto di tagliare una vite: la pena massima poteva essere addirittura la forca.

Riguardo all’origine del vitigno le teorie principali sono quella dell’importazione dall’oriente sempre da parte dei monaci, oppure quella del risultato di selezioni di cloni locali. Stà di fatto che in questa zona il vitigno Sagrantino ha trovato il suo terroir cioè un’area ben delimitata dove le condizioni naturali, fisiche e chimiche, la zona geografica ed il clima permettono la realizzazione di un vino specifico e identificabile mediante le caratteristiche uniche della propria territorialità.

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Fino alla metà del secolo scorso circa, la produzione del Sagrantino era esclusiva dei nuclei familiari di Montefalco per il proprio fabbisogno, al massimo lo si vendeva ad amici e conoscenti, e si trattava di un vino passito.

Le cose cambiano negli anni ’70, quando un nuovo e intraprendente viticoltore (oggi affermato) volle fare del Sagrantino una delle eccellenze della regione Umbria. Grazie all’aiuto dell’Università degli Studi di Milano, fece una ricerca anche genetica sulle piante d’uva e “creò” il primo Sagrantino secco (oggi famoso). Da qui al riconoscimento della DOC (1979) e, successivamente della DOCG (1992), il passo è breve.

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